FAANG: che aziende sono e come vanno

Arriva dall’America un nuovo, altisonante acronimo che interessa non solo gli economisti, ma tutti i lettori e gli internauti cresciuti nell’era della convergenza digitale. L’acronimo è FAANG, che in inglese suona come “Fang”, zanna, dunque il tutto assume un tono persino aggressivo (economicamente parlando). Deve trattarsi di qualcosa di imponente e affamato, ed in effetti più grandi di questi colossi non si può, perché stiamo parlando di Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google.

Il termine FAANG individua dunque le cinque aziende tecnologiche più potenti d’America, che vantano una capitalizzazione di circa 2.500 miliardi di dollari e rappresentano il 12% di Standard & Poor’s, l’indice che raggruppa le 500 aziende più grandi. Considerando le dimensioni aziendali, in realtà, potrebbe far parte del club anche Microsoft, vista la capitalizzazione maggiore di quella di Facebook, Netflix e Amazon. L’acronimo FAANG tuttavia determina anche un certo “valore giovinezza”, riferibile ai tassi di crescita registrati  da questi colossi dell’hi tech negli ultimi 4 anni: +124% per Google, +170% per Apple, +268% per Amazon, +442% per Netflix e +544% per Facebook.

Queste “zanne” da un po’ di tempo non stanno però crescendo alla stessa velocità. Un mercato caratterizzato da nuove minacce e soggetto ai gusti mutevoli dei consumatori, non consente ad alcuni di questi di giganti di dormire sonni tranquilli. Per Facebook si parla da tempo di brusco risveglio, rappresentato da utenti attivi in stasi nel Nord America e in calo in Europa. Nel corso del terzo trimestre 2018, gli utenti giornalieri nel Vecchio Continente sono scesi da 279 a 278 milioni, con flussi in crescita verso Snapchat e Instagram, social network ormai percepiti come più giovani e trendy.

Anche per Apple s’intravede qualche nube all’orizzonte: a novembre l’azienda di Cupertino ha vissuto un lunedì nero a Wall Street, con il titolo sceso del -5%. Ciò per ragioni industriali, legate al taglio delle stime di alcuni fornitori di componenti dell’iPhone, segno inequivocabile di previsioni di vendita in calo. Una crisi dalle proporzioni tutte da verificare, dovuta soprattutto all’aggressività della cinese Huawei. Più serena appare la navigata di Google, anche perché l’holding Alphabet si sta dimostrando in grado di pianificare l’ingesso in nuovi mercati, come quello dell’automotive nel settore della guida autonoma. Con limpida fiducia verso il futuro sembra muoversi Amazon, forte del programma di “azzannare” il settore GDO con supermercati fisici gestiti in autonomia, nei quali non ci saranno casse, code e si acquisterà con pochi click.